Appello ai docenti. Un gesto di responsabilità per uscire dall’immobilismo

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Per troppo tempo l’Università di Pisa ha rifiutato di prendere decisioni sul suo futuro, rinviando colpevolmente l’appuntamento con la questione del reclutamento di nuovi docenti e ricercatori e con l’inevitabile ricambio generazionale causato dall’impressionante invecchiamento del corpo docente. L’università sta morendo, non solo metaforicamente, e purtroppo il tempo sta per scadere.

I drastici tagli di Tremonti e la “guerra all’università pubblica” decisa dal governo hanno sicuramente pesato, ma l’amministrazione Pasquali non è esente da responsabilità, dato che troppo spesso la sua condotta è stata dettata da un unico imperativo: l’immobilismo, se si vuole essere indulgenti.

Checché ne pensi chi governa il nostro ateneo, se vogliamo uscire dalla crisi la stagione dell’immobilismo deve finire. La necessità di operare la stabilizzazione di 89 tecnici amministrativi ha costretto finalmente i membri degli organi accademici a porre all’ordine del giorno l’assunzione di nuovo personale anche tra i ricercatori, visto che secondo la legge 1/2009 almeno il 60% dei nuovi assunti deve essere costituito da ricercatori.

L’impegno di alcuni presidi e tecnici amministrativi ha portato all’elaborazione di una proposta che consentirebbe di operare la stabilizzazione e allo stesso tempo di avviare il rinnovamento del corpo docente (68 posti di ricercatore) restando al di sotto della soglia del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per la spesa in personale. Viste le difficili condizioni dei conti del nostro ateneo, una condizione è essenziale per la riuscita di questa operazione: il pensionamento di un buon numero di docenti e ricercatori vicini al termine del loro percorso professionale. A tal fine il Senato Accademico di oggi dovrà pronunciarsi sulla possibilità di prevedere un percorso di incentivazione che consentirebbe ai docenti che decidessero di prepensionarsi di beneficiare di un contratto di docenza rimanendo all’interno della struttura universitaria.

In questa fase, davvero difficile, nella quale addirittura il semplice mantenimento delle normali attività didattiche e di ricerca è messo in serio pericolo dai tagli e dall’invecchiamento del corpo docente, chiediamo ai ricercatori e ai docenti dell’università di Pisa di guardare all’interesse dell’istituzione universitaria e di assumersi le proprie responsabilità accettando la proposta di pensionamento incentivato.

Riteniamo che la soluzione prospettata sia da accogliere perché rappresenta dopo tanti anni la prima risposta organica alla necessità di pianificare il futuro della nostra università; oltre infatti a riconoscere finalmente il diritto alla stabilizzazione dei colleghi tecnici amministrativi essa può costituire il primo atto di una politica di rilancio dell’ateneo, basato sul rinnovamento del personale ricercatore e docente a tempo indeterminato, da realizzarsi finalmente con una seria e trasparente programmazione. Tutto ciò senza privare i nostri dipartimenti del prezioso contributo di coloro che sceglieranno il pensionamento incentivato.

Ci auguriamo che già il Senato Accademico di oggi possa accogliere il nostro appello. La nostra speranza è che docenti e ricercatori – vicini al pensionamento – agiscano subito, mossi dalla consapevolezza che si tratta di una delle ultime occasioni per garantire un futuro all’ateneo di cui hanno contribuito a costruire il prestigio in Italia e nel mondo.

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