Basta con l’alibi dei tagli per bloccare i concorsi: il Rettore si confronti apertamente con noi

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L’Università di Pisa sta attraversando un momento cruciale e comunque difficile della propria storia, ma dal rettorato giunge solo un assordante silenzio.

Senza considerare i pensionamenti dello scorso anno, da ora al 2010 andranno in pensione circa 190 docenti e ricercatori. Eppure il rettore non dà segno di voler assumere un numero di ricercatori adeguato a sostenere il ricambio generazionale e a garantire una didattica e una ricerca di qualità. Per giustificare questa posizione l’ateneo usa l’alibi dei tagli, presenti e futuri, del governo e si trincera dietro la scelta del ministro Gelmini di ridurre e di non co-finanziare la terza tranche del reclutamento straordinario di ricercatori avviato dal ministro Mussi. In realtà, proprio grazie ai numerosi pensionamenti previsti e alle risorse liberate dalla recente convenzione tra l’azienda ospedaliera universitaria e la Regione Toscana in bilancio ci sarebbero risorse per bandire circa 80 posti da ricercatore.

Inoltre, la partita dei nuovi concorsi da ricercatore è legata a filo doppio a quella della stabilizzazione degli 89 tecnici amministrativi che l’ateneo si è impegnato ad assumere su ingiunzione della Direzione Provinciale del Lavoro. In base alla legge 1/2009, per tutto il triennio 2009-2011, gli atenei devono destinare il 60% delle assunzioni di ciascun anno ai ricercatori: dunque, se vuole rispettare questa proporzione senza venire meno agli impegni assunti in sede di conciliazione con gli stabilizzandi, l’Università di Pisa dovrà bandire almeno 69 posti da ricercatore.

Mentre centinaia di precari dell’Università di Pisa aspettano invano da settimane di avere notizie precise in merito a tali decisioni, il Rettore continua a rifiutarsi di incontrare le parti interessate. In questo deprecabile vuoto di comunicazioni ufficiali, restano in campo solo i resoconti indiretti del Consiglio di amministrazione, del Senato e della cosiddetta Commissione sviluppo. Di quest’ultima in particolare, riunitasi l’ultima volta il 27 gennaio, non esistono resoconti pubblici ma alcuni membri hanno riferito di varie e contrapposte ipotesi in materia di reclutamento. La discussione non ha prodotto alcuna decisione, tanto che la commissione è già stata riconvocata per martedì prossimo.

In una simile situazione, dominata da confusione e opacità, avanziamo al Rettore una duplice richiesta: che venga riconvocato al più presto il Tavolo di confronto tra l’ateneo e Assemblea dei ricercatori precari, per poter conoscere e valutare nel merito le varie opzioni in materia di assunzioni; e che si apra un dibattito pubblico e trasparente sul bilancio dell’ateneo e sulle strategie di sviluppo che si intendono seguire nei prossimi anni, inclusi i criteri per individuare i settori disciplinari in cui bandire i nuovi posti da ricercatore.

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