Dove stiamo andando? Le (non) risposte del Senato accademico

10 Novembre 2009 di ricercatoriprecaripisa

Dove stiamo andando? Questo il titolo del documento presentato durante il Senato Accademico del 10 novembre dai ricercatori precari dell’Università di Pisa per chiedere ai Senatori e al Rettore come intendono garantire il futuro dell’ateneo. La situazione, già grave, della didattica e della ricerca va infatti rivista alla luce del nuovo disegno di legge Gelmini su governance, diritto allo studio e reclutamento e del Protocollo d’intesa con la Regione Toscana, già firmato dall’Università di Firenze.
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Dove stiamo andando?

9 Novembre 2009 di ricercatoriprecaripisa

Documento presentato durante il Senato accademico del 10 novembre 2009, al punto “comunicazioni”: riprendiamo la parola, rilanciamo il movimento!
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Documento stampa

3 Settembre 2009 di ricercatoriprecaripisa

Con la ripresa delle attività universitarie torna in tutta la sua gravità a Pisa la questione della docenza gratuita.

Dei 26 insegnamenti andati deserti alla fine di luglio a Lettere e Filosofia, 15 sono stati nuovamente emanati a titolo gratuito il primo settembre. Scienze matematiche, fisiche e naturali ha rimesso a bando il 27 agosto 20 degli 83 incarichi già pubblicati il 9 luglio (17 gratuiti e tre retribuiti), evidentemente rimasti scoperti, ai quali ora si aggiungono due ulteriori insegnamenti non rimunerati; nel nuovo bando soltanto un corso passa da gratuito a retribuito, a conferma di un’apparente arbitrarietà. Le altre Facoltà persistono nella sciagurata opzione di corsi a costo zero (Giurisprudenza, Medicina e veterinaria, Ingegneria), salvo convenzioni con l’esterno, di dubbio vantaggio per l’istituzione e per gli studenti, come ad esempio Scienze del Turismo, il Polo dei sistemi logistici, l’Accademia Navale di Livorno, nel qual caso gli incarichi, onerosi, potrebbero essere assunti, almeno in parte, da professori strutturati dell’Università di Pisa, come ore eccedenti i doveri didattici istituzionali.

A poche settimane dall’inizio delle lezioni, proprio mentre gli studenti sono impegnati nell’importante scelta della Facoltà cui iscriversi, non è possibile dire se e quanti corsi si svolgeranno effettivamente. Qualora venissero comunque trovati per queste cattedre i docenti disposti ad insegnare, prepararsi, fare esami, garantire il ricevimento degli allievi e seguire tesi di laurea, è facile intuire quali menomazioni il loro lavoro incontrerebbe, data la natura totalmente gratuita della prestazione offerta e, quindi, il bisogno di guadagnare il necessario per vivere altrove. Il disordine e l’incertezza che regnano in questa fase si potranno sperimentare già a partire dal 2 settembre, quando proprio la Facoltà di Lettere e Filosofia presenterà la programmazione didattica in un “open day” di orientamento per le matricole. Quali percorsi di studio verranno illustrati dal preside di una Facoltà che ha scelto di bandire ben 74 contratti a titolo gratuito? Lo chiediamo al preside, prof. Iacono, per senso di responsabilità e per rispetto verso gli studenti e i genitori che si avvicinano all’ateneo di Pisa facendo affidamento sulla fama di eccellenza che esso si è conquistato negli anni. Ci sia permesso di aggiungere: anche grazie al lavoro, sottopagato e spesso non riconosciuto, dei ricercatori-docenti precari. L’insistenza su rapporti contrattuali sempre più squalificati non garantirà il funzionamento dell’Ateneo bensì lo condurrà a un lento e inesorabile declino. Non servirà aver vessato ulteriormente quei ricercatori-docenti precari che da diversi anni tenevano i corsi ora banditi a titolo gratuito, molti dei quali – avendo scelto di dichiararsi indisponibili – saranno costretti ad allontanarsi dall’Ateneo, con un’inevitabile perdita di capacità e di competenze, oltre che di relazioni spesso consolidate con gli studenti.

Rinnoviamo dunque al prof. Pasquali la richiesta di ridiscutere nel suo complesso il sistema degli incarichi di docenza e l’invito a convocare al più presto un tavolo di confronto allargato a soggetti terzi, per esempio ad esperti o avvocati di diritto del lavoro, a garanzia d’imparzialità e trasparenza, per trovare una soluzione rispettosa della dignità e delle esigenze delle parti. Di fronte a una situazione talmente grave da aver conquistato l’interesse dei media nazionali, di istituzioni come la Regione Toscana e di varie forze politiche e sindacali, colpisce l’indifferenza delle principali autorità accademiche. Il rettore non può trincerarsi dietro la necessità di rispettare l’autonomia delle Facoltà, poiché è egli primo responsabile della qualità e del futuro dell’Ateneo.

Coordinamento precari della ricerca e della didattica – Università di Pisa

«O tutti o nessuno»

16 Luglio 2009 di ricercatoriprecaripisa

Appello a boicottare il bando dell’8.7.2009 per incarichi di insegnamento

presso le facoltà di Lettere e Scienze dell’Università di Pisa

14 luglio 2009

I ricercatori e i docenti precari dell’Università di Pisa, riuniti in Assemblea per definire la propria posizione sui bandi pubblicati l’8.7.2009 a firma del Rettore, per il conferimento degli incarichi di insegnamento delle Facoltà di Lettere e Scienze, hanno deciso di rivolgere il seguente appello a tutti coloro che intendono concorrere ai 175 posti banditi.

Ricordando che l’Assemblea dei ricercatori e dei docenti precari dell’Università di Pisa

si è sempre battuta non per tutelare il proprio particulare, ma per attuare una riforma di sistema degli atenei italiani, atenei che in assenza di risorse adeguate, regole eque e capacità gestionali, hanno fatto della precarietà e dello sfruttamento del lavoro qualificato una condizione della propria sussistenza;

ha subito denunciato gli effetti negativi per la dignità dei lavoratori e la qualità della didattica, nonché per la comunità universitaria nel suo complesso, del nuovo Regolamento d’Ateneo sugli incarichi di insegnamento che ha recepito al ribasso il decreto ministeriale 8 luglio 2008, generalizzando il ricorso a contratti gratuiti anche per i soggetti esterni all’università non riconducibili a figure professionali con status ed entrate proprie, ossia per i professori a contratto precari che negli anni passati hanno assicurato la didattica dietro compensi simbolici;

con la campagna «Io gratis non lavoro», cui hanno aderito 91 precari e 20 strutturati, l’Assemblea ha voluto annunciare all’Ateneo l’indisponibilità dei precari agli incarichi gratuiti, ma anche ribadire la richiesta di una piena equiparazione dei diritti tra personale strutturato e non, equiparazione per altro contenuta nelle tariffe retributive annunciate dallo stesso Ministero, ma finora non promulgate.

Considerato che

la delibera del Consiglio d’Amministrazione del 23 giugno 2009 fissa parametri retributivi orari e non annuali, assai lontani dall’equità (80-120 euro lordi/ora) e non inclusivi delle ore impiegate per la preparazione delle lezioni, i ricevimenti, gli esami e le eventuali tesi, anche se il decreto ministeriale chiedeva di tenerne esplicitamente conto;

i bandi dell’8 luglio 2009 distinguono in modo arbitrario tra corsi, anche fondamentali, dati a contratto remunerato e altri dati a titolo gratuito, introducendo una illegittima disparità di trattamento;

gli stessi bandi, là dove si tratta di contratti a titolo gratuitio prevedono l’affidamento attraverso la sottoscrizione di una semplice lettera dell’interessato, senza garanzie esplicite di assicurazione della persona in caso di incidenti;

i bandi relativi ai corsi di Lettere richiedono la disponibilità dei vincitori a svolgere esami per i tre anni successivi al corso.

L’Assemblea dei ricercatori e dei docenti precari ritiene che

la posizione più coerente e incisiva da prendere sui bandi dell’8 luglio, dati i forti dubbi di costituzionalità e di legittimità che li riguardano, sia il boicottaggio dei bandi stessi da parte di tutti i soggetti precari, indipendentemente dalla natura gratuita o remunerata del posto per cui essi potrebbero concorrere;

vada rifiutata la prassi discriminatoria contenuta nei bandi, tra posti remunerati e gratuiti, tesa oltretutto a dividere l’Assemblea dei precari facendo leva sulle diversità delle rispettive posizioni e prospettive lavorative;

vada rifiutata la logica dell’assenza di alternative, secondo la quale non ci sarebbero fondi in bilancio per pagare adeguatamente tutti i docenti precari di cui l’università ha bisogno, una volta assicurato che tutti i docenti strutturati svolgano il numero di ore previsto come loro dovere istituzionale;

vada confutata l’idea che i contratti gratuiti o simbolicamente remunerati costituiscano una misura transitoria, cui si potrà rimediare in futuro, e comunque un titolo da spendere in un concorso, dato che il combinato disposto dei tagli della legge 133/08 e del blocco del turn-over della legge 1/09 (ex decreto 180) metterà dal 2010 in serie difficoltà l’intero sistema universitario italiano, generalizzando il ricorso alla precarietà gratuita;

il rifiuto generalizzato di partecipare ai bandi in questione abbia maggiori possibilità di incidere sulla programmazione didattica e sul prossimo anno accademico, quale strumento di pressione sui presidi e, attraverso di loro, sul governo dell’Ateneo per ottenere contratti dignitosamente remunerati, sulla base di un principio non discriminatorio di pari retribuzione a parità di mansioni.

L’Assemblea dei ricercatori e dei docenti precari chiede pertanto a tutte e tutti i precari di

non depositare la propria domanda di partecipazione ai bandi o di ritirarla;

partecipare al presidio davanti l’Ufficio Protocollo dell’Università di Pisa, situato in Lungarno Pacinotti 43/44, venerdì e lunedì prossimo, dalle ore 10.

Indisponibilità all’insegnamento gratuito

11 Giugno 2009 di ricercatoriprecaripisa

Ai membri dei Consigli di Corso di Studio, di Dipartimento e di Facoltà dell’Università di Pisa

Si sta discutendo nel nostro Ateneo della possibilità di affidare ai “docenti esterni” corsi ufficiali con contratti gratuiti, azzerando il già simbolico compenso di € 2.500 lordo amministrazione, invece di adeguarlo a parametri finalmente decorosi, non discriminanti rispetto a quanto percepito dai professori strutturati per uguali mansioni.

Un provvedimento del genere non rimarrebbe privo di conseguenze. La prima sarebbe l’ulteriore svalutazione dell’istituzione universitaria e dell’insegnamento: per altro, se gli stessi Organi di governo dell’Ateneo avallano l’idea che insegnare rappresenti un’attività inutile e di disimpegno, non si vede per quale ragione la parte strutturata del personale debba ricevere uno stipendio.

La seconda conseguenza risulterebbe nella de-qualificazione dell’offerta didattica: possono permettersi di prestare la propria opera gratuitamente soltanto coloro che contemporaneamente svolgono un’altra attività, che diventa a questo punto preminente, con effetti negativi facilmente intuibili sulla qualità dell’insegnamento. Poiché inoltre l’attività del docente non si riduce alla presenza durante le ore di lezione o agli esami, sarebbero costoro altrettanto disposti a seguire gli studenti, fare ricevimento, a supervisionare le tesi di laurea, ecc.?

Riteniamo tutto ciò inaccettabile. Gli studenti hanno il diritto di avere docenti che siano tutti, senza discriminazione alcuna, nelle condizioni di svolgere la propria attività didattica e di ricerca con dignità e professionalità. La qualità dell’Università si misura attraverso gli obiettivi e i risultati della ricerca, della didattica e dei servizi essenziali (ad esempio, il funzionamento delle strutture bibliotecarie). L’insegnamento è un lavoro e va pienamente riconosciuto come tale, anche attraverso il diritto ad una retribuzione confacente.

Siamo consapevoli che le Università italiane si preparano a dover parare i colpi di politiche governative tese a mortificare l’istruzione in genere. Tuttavia, la decisione di ridurre i trasferimenti ai Dipartimenti e alle Facoltà, di tagliare le dotazioni per le docenze a contratto e per i servizi, invece di opporre una forte reazione politica al problema, è una riprova della scelta di rispondere agli attacchi con l’ottica minima della sopravvivenza, accettando la logica dei “vincoli di bilancio” come unica bussola per il futuro dell’Università pubblica.

Chiediamo ai Presidenti di Corso di studio e ai Presidi di Facoltà di dichiararsi contrari a bandire contratti gratuiti e di pretendere la copertura finanziaria di tutti i corsi che si prevede di attivare per il prossimo anno accademico. Chiediamo inoltre ai Presidi, al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione di considerare nel bilancio di Ateneo altre voci maggiormente accessorie da cui trarre risparmio, di modo che quest’arduo frangente economico non gravi una volta ancora sui servizi essenziali, sugli studenti e sui lavoratori non strutturati.

Tutti i firmatari del documento, ricercatori e docenti strutturati e non strutturati, personale amministrativo non strutturato e strutturato, dottorandi, studenti dell’Ateneo, sono indisponibili ad accettare, proporre, seguire, sostenere la realizzazione di corsi retribuiti solo «simbolicamente». Essi assicurano inoltre il proprio impegno per cercare soluzioni alternative, con l’obiettivo condiviso di preservare formalmente e sostanzialmente la qualità della didattica e la dignità del lavoro di tutti.

Per aderire, se si hanno rapporti di lavoro o di studio con l’Ateneo di Pisa, dichiarando la propria indisponibilità oppure per esprimere solidarietà,  indisponibilita@gmail.com, specificando il proprio nome, ruolo, struttura di afferenza.

Comunicato stampa del 12 maggio 2009

16 Maggio 2009 di ricercatoriprecaripisa

Interrotto il Senato accademico in difesa delle biblioteche dell’Università di Pisa

Nell’o.d.g. del Senato accademico del 12 maggio, non era presente la richiesta di un Senato Accademico Straordinario e Pubblico dedicato alla ristrutturazione del sistema bibliotecario d’ateneo. La richiesta, protocollata il giorno 5 maggio, era stata sottoscritta da 180 persone fra docenti e personale tecnico-amministrativo strutturato e da circa settecento tra lavoratori dell’Università, ricercatori, studenti e cittadini pisani. Si è cercato così di ignorare la presa di posizione di circa mille persone, che vogliono avere la possibilità di discutere in maniera trasparente i tagli che stanno colpendo le biblioteche della nostra Università.

I presenti al presidio (ricercatori precari, studenti, bibliotecari e lavoratori esternalizzati) hanno così deciso di interrompere momentaneamente la seduta del Senato Accademico per chiedere conto del silenzio sul documento regolarmente presentato all’Ufficio Protocollo e sulla richiesta di convocare un Senato accademico straordinario. Si è così svolta una discussione civile, senza alcun accenno polemico, al termine della quale il Rettore si è impegnato in pubblico ad avviare un’istruttoria sullo stato delle biblioteche e a concedere la presenza di un rappresentante (non è ben chiaro di quale componente universitaria, tuttavia) a un futuro Senato Accademico (non pubblico) che dovrebbe affrontare la questione dei tagli alle biblioteche. È stato fatto presente al Rettore e ai Senatori che il problema appare ben più urgente e che si ritiene opportuno un momento di discussione pubblica (si tratti o meno di un Senato) prima che la pausa estiva finisca per far prevalere l’indifferenza.

Tra i senatori c’era chi aveva sottoscritto la proposta: il prof. Di Stefano, ad esempio, rappresentante di Lingue, ha preso la parola invitando il Rettore, il Direttore Amministrativo e altri membri del Senato Accademico a partecipare all’assemblea di Ateneo che si terrà domani mattina.

Il prof. Da Pozzo, invece, che sostituiva il preside di Lettere, Iacono, ha ribadito che l'azzeramento delle risorse alle biblioteche da parte della sua Facoltà dipende dal decurtamento dei trasferimenti che essa riceve da parte dell'amministrazione centrale, tanto è vero che Lettere ha ora seri problemi con la programmazione didattica.

Il presidio ha quindi lasciato la sala dove si stava tenendo il Senato Accademico, che ha ripreso regolarmente il suo corso. Quanto accaduto non fa che rafforzare il nostro impegno. A chi governa l’ateneo parlando di Pisa come di un’Università di “eccellenza” ma poi taglia indispensabili “rifornimenti”  alla ricerca riducendo i fondi per l’acquisto dei libri e mettendo a repentaglio il funzionamento delle biblioteche, noi rispondiamo pretendendo chiarezza e trasparenza sull’utilizzo del denaro pubblico e sulle scelte strategiche che decideranno il futuro della nostra Università.

giovedì 26 marzo tavola rotonda con Ass.Baronti, autorità accademiche e precari

24 Marzo 2009 di ricercatoriprecaripisa

Il 26 marzo, alle ore 17.30, nell’Aula 2 del Polo Carmignani (Pisa, Piazza dei Cavalieri), l’Assemblea dei ricercatori e dei docenti precari dell’Università di Pisa organizza una tavola rotonda. Saranno presenti l’Assessore Regionale alla Ricerca e Università Baronti e diverse componenti del mondo dell’università e della ricerca (autorità accademiche e precari).

UNIVERSITÁ E RICERCA PUBBLICA, QUALE FUTURO OLTRE LA CRISI?

 Il tema dell’incontro è volutamente ampio. Dopo i dibattiti e le mobilitazioni dei mesi passati, crediamo sia urgente riprendere a partecipare a discussioni pubbliche, in cui affrontare i nodi del sistema universitario alla radice e senza soluzioni precostituite, salvo ribadire che solo il rilancio degli investimenti, il riconoscimento del lavoro di tutti e una seria programmazione e valutazione delle attività possono fare della conoscenza il perno di un modello socio-economico meno instabile e diseguale di quello ora in crisi.

Le nostre università e i nostri centri di ricerca vivono sotto la scure dei noti tagli ai finanziamenti e del blocco alle assunzioni, e alimentano un forte precariato del lavoro: tutte condizioni che non facilitano la ripresa. Ma soffrono anche di una carenza di idee di ampio respiro su che cosa debbano essere il sapere, la formazione e la ricerca in una società come la nostra. La tavola rotonda di giovedì vuole contribuire esattamente a questo dibattito. 

Al tavolo partecipano le diverse componenti del mondo universitario e della ricerca (tra cui il Prof. Vittorio Tellarini, presidente Commissione Sviluppo Università di Pisa), con particolare attenzione alla componente precaria. Dopo brevi interventi dal tavolo sulla situazione presente, la discussione sarà aperta alle sollecitazioni del pubblico.

Segnaliamo la presenza all’iniziativa dell’Assessore Regionale all’Università e alla Ricerca Eugenio Baronti, che si è speso in questi mesi per porre all’attenzione del Consiglio e della Giunta regionali il rilancio del sistema del sapere in Toscana. A riguardo si ricorda che la Legge Regionale sulla ricerca e l’innovazione ha iniziato da poco il proprio iter in Commissione. 


Comunicato stampa del 10 marzo 2009

12 Marzo 2009 di ricercatoriprecaripisa

I fatti inauditi che si sono verificati nel pomeriggio di venerdì 6 marzo, all’esterno della Sapienza, rappresentano una delle pagine più cupe della storia recente della nostra città. Le cariche ingiustificate e violente della polizia sugli studenti, picchiati e feriti, solo per aver osato contestare la presentazione di un libro nella loro università; la negazione di fatto di ogni spazio per il confronto e per la libertà di critica e di protesta; il silenzio delle autorità accademiche e di tutto il corpo docente, Rettore in testa. Mentre ancora riecheggiavano i rumori del presidio represso, il professor Pasquali partecipava alla presentazione in programma, porgendo al Senatore Pera i saluti dell’Università, ostentando indifferenza per l’accaduto, anzi, affermando ripetutamente di non essere a conoscenza dei fatti.

Ancora una volta il Rettore dell’Ateneo di Pisa ha dimostrato la chiara incapacità di gestire il dissenso all’interno dell’Ateneo. Probabilmente l’ordine di usare il pugno duro è venuto dall’alto, dato il personaggio illustre oggetto della contestazione. Ma il Rettore aveva il dovere di proteggere i “suoi” studenti, che da giorni avevano annunciato il presidio alla Sapienza. Come aveva il dovere morale di interrompere la cerimonia e di sincerarsi delle condizioni fisiche dei contusi. Condanniamo fermamente la scelta di avallare una gestione poliziesca del dissenso, all’interno come all’esterno dell’università. È il segnale evidente della crisi in cui versa la locale gerarchia accademica, stretta fra i pesanti tagli del governo e la totale assenza di visioni progettuali di ampio respiro culturale (si pensi allo sconcertante tentativo in atto di smantellare le biblioteche di ateneo). Militarizzare l’università è una scelta politica vergognosa, ma è una scelta politica. Chi ha una coscienza democratica non può più tacere. Occorre che il corpo sano dell’Università di Pisa si dimostri capace di isolare i responsabili dell’accaduto, a partire dal Rettore in carica, fino a portare alla loro rimozione. Chi ricorre al manganello contro i propri studenti perde ogni diritto a guidare un’istituzione preziosa e delicata come l’Università.

Per questi motivi oggi abbiamo presentato al Senato Accademico il documento allegato, chiedendo quanto segue:

1) al Senato accademico, al corpo docente e al comparto tecnico-amministrativo di quest’Ateneo di esprimere assoluta condanna rispetto alla presenza delle forze di polizia nei locali dell’Ateneo e all’uso della forza da parte di esse lo scorso 6 marzo

2) le dimissioni immediate e irrevocabili del Professor Marco Pasquali dalla carica di Rettore.

Comunicato stampa del 10 febbraio 2009

11 Febbraio 2009 di ricercatoriprecaripisa

IERI IL SECONDO TAVOLO DI CONFRONTO RICERCATORI PRECARI-AUTORITÁ ACCADEMICHE: L’ATENEO APRE ALLE RIVENDICAZIONI DEI PRECARI

Ieri, lunedì 9 febbraio 2009, si è tenuto presso i locali del Rettorato il secondo Tavolo di Confronto tra le Autorità Accademiche ed i rappresentanti dell’Assemblea dei Ricercatori Precari dell’Università di Pisa. All’incontro erano presenti, oltre ai delegati dei ricercatori-docenti non strutturati dell’Ateneo, il Direttore Amministrativo Grasso, i Prorettori Barsotti (affari giuridici) e Lucacchini (personale).

 Il Tavolo di ieri ha segnato una svolta decisiva nella storia dell’Università di Pisa. Le autorità accademiche hanno definitivamente riconosciuto l’Assemblea dei ricercatori precari come un importante interlocutore, al quale sottoporre le principali questioni della vita dell’ateneo. D’altronde ormai non è più possibile ignorare il ruolo fondamentale svolto dai ricercatori precari, che garantiscono il corretto funzionamento delle attività didattiche di ricerca.

L’incontro ha registrato novità rilevanti e positive, nel quadro di un dialogo e di un confronto che si sperano possano essere continui e proficui.

1) Per prima cosa, il tavolo di confronto si riunirà con cadenza circa bimestrale, a meno di novità legislative che richiedano riunioni più ravvicinate. Il prossimo appuntamento è dunque previsto per il mese di marzo. Oggetto di discussione saranno prima di tutto i nuovi regolamenti (attualmente in fase di completamento da parte dell’Amministrazione Centrale) relativi alla disciplina dei professori a contratto e dei contratti di collaborazione alla ricerca.

Come specificato dai delegati dell’Assemblea dei Ricercatori Precari, si tratta di semplificare e di migliorare le forme contrattuali secondo principi di garanzia e di non discriminazione tra strutturati e non strutturati, affinché vengano riconosciute, certificate e retribuite tutte le mansioni svolte, per una valorizzazione delle competenze acquisite all’interno e all’esterno del sistema universitario.

 2) L’Ateneo conferma per i prossimi due anni (sarà compito dell’Assemblea dei Ricercatori Precari insistere per una tale estensione) di “non procedere all’accoglimento delle domande finalizzate al mantenimento in servizio per i due anni successivi al raggiungimento dei limiti per il collocamento a riposo sia per il personale ricercatore e docente sia per quello tecnico amministrativo” (Bilancio pluriennale per il quadriennio 2009-2012).

 3) Le quote utilizzabili per il reclutamento saranno così ripartite: 60% per ricercatori, 10% per associati, 10% per ordinari, 20% per il personale tecnico-amministrativo; il reclutamento nelle fasce superiori sarà proporzionale al raggiungimento del tetto massimo per i ricercatori (ovvero, se il bilancio non consentirà di reclutare il 60% dei ricercatori, scenderà la quota di associati e di ordinari).

 4) Il Senato accademico deciderà la distribuzione di nuovi posti a concorso sulla base delle proposte avanzate dalla Commissione Bilancio, programmazione e sviluppo: tali proposte avranno modo di essere conosciute e discusse nell’ambito del Tavolo di Confronto. La programmazione del reclutamento secondo i ricercatori precari dovrà avvenire adottando i seguenti criteri:

a) la distribuzione dei pensionamenti

b) le necessità di strutture didattiche e scientifiche

Comunicato stampa del 3 febbraio 2009

3 Febbraio 2009 di ricercatoriprecaripisa

ATENEI, REGIONE TOSCANA, FONDAZIONI, TAVOLI DI CONFRONTO: QUALE FUTURO PER L’UNIVERSITÁ PUBBLICA?

I ricercatori precari dell’Università di Pisa hanno inviato al Rettore Pasquali una lettera nella quale si sollecita la convocazione del Tavolo di Confronto Ateneo – Ricercatori Precari. La convocazione, secondo quanto stabilito nella prima riunione di tale Tavolo (lo scorso 17 dicembre), sarebbe dovuta avvenire nella seconda metà del mese di gennaio. La richiesta dei precari arriva a meno di una settimana dall’importante incontro tenutosi la scorsa settimana con il Presidente Martini e l’Assessore all’Università Baronti in merito alla trasformazione degli atenei in Fondazioni. Appare quindi fondamentale proseguire il confronto anche con le autorità accademiche pisane, tra l’altro anche per prendere atto della loro posizione al riguardo.

 La Regione Toscana ha infatti ascoltato le proteste dei ricercatori precari ed ha accantonato l’ipotesi di trasformare in Fondazioni i tre atenei toscani. Giovedì scorso a Firenze Martini e Baronti hanno convocato un importante incontro con gli studenti e i ricercatori precari delle Università di Firenze, Pisa e Siena. All’ordine del giorno un confronto sui possibili interventi da adottare da parte della Regione per contribuire a scongiurare che le Università toscane si ritrovino in una situazione di profonda crisi finanziaria come quella attuale.

In precedenti incontri gli stessi Martini e Baronti avevano rivelato che la soluzione della trasformazione in fondazioni era entrata in discussione all’interno della Giunta, chiedendo un nostro parere. In risposta i ricercatori precari toscani hanno definitivamente ribadito il loro no all’ipotesi delle fondazioni, ritenendole l’anticamera della privatizzazione del sistema universitario e una devastante minaccia al principio costituzionale dell’autonomia della ricerca scientifica universitaria. Martini ha promesso che le fondazioni non si faranno, e ha rinviato ogni successiva mossa al dibattito sul sistema universitario regionale previsto per i prossimi 10 e 11 febbraio.

La Regione ha quindi dimostrato la capacità e la volontà di ascoltare la voce dei soggetti che ancora non hanno una adeguata rappresentanza all’interno delle nostre università, e soprattutto ha riconosciuto implicitamente che qualunque ipotesi di riforma del sistema non potrà avvenire senza un vero confronto con le categorie più vitali e sane del mondo universitario: i ricercatori precari e gli studenti, che non hanno nessuna responsabilità rispetto agli errori del passato e rappresentano il futuro stesso della nostra università. Un futuro più giusto ed efficiente va costruito partendo da un dialogo con loro.

Ci auguriamo che il Presidente Martini continui in questo percorso di coinvolgimento, cominciando anche ad ascoltare le nostre richieste e le nostre rivendicazioni. La prima richiesta è svincolare i fondi regionali per la ricerca dal condizionamento degli atenei: come richiede abitualmente l’Unione Europea, i finanziamenti devono essere diretti ai singoli ricercatori, e non alle strutture che li ospitano, di modo che gli stessi ricercatori precari non siano sottoposti a nessun tipo di ricatto e vengano davvero riconosciuti per la loro alta dignità e qualificazione scientifica.

 Speriamo infine che la strada del dialogo prevalga anche nel nostro Ateneo: a dicembre il Rettore Pasquali ha convocato per la prima volta nella storia dell’Università di Pisa un Tavolo di confronto con i ricercatori precari impegnandosi a convocare una seconda riunione entro la fine di gennaio. Ieri è stata dunque inviata alla Segreteria del Rettore una lettera di sollecito per la convocazione di un nuovo incontro. Stiamo perciò aspettando che tale impegno venga rispettato e ci auguriamo che il Rettore non si voglia distinguere “in negativo” rispetto alle importanti novità che provengono dalla massima istituzione politica regionale.